Thailandia, VIAGGI

Voglio visitare Chiang Rai!

Il nome vi suona familiare? Ho detto forse Chiang Mai? No, no: voglio proprio andare a Chiang Rai!

Dopo venticinque giorni trascorsi nel meraviglioso Laos era tempo di rientrare. E perché non farlo passando per Chiang Rai? Ne avevo sentito parlare? Sì, anche se, quando si parla di Thailandia del Nord, la cittadina sparisce nella conversazione tra nomi altisonanti come Sukhothai e Chiang Mai. Me ne hanno parlato in molti modi “È piccola!; “È carina!”; “Non c’è niente da fare!”, “Da passarci solo una notte”. Invece,  Chiang Rai è proprio un incanto, a me è piaciuta da subito.

Provenendo dal Laos, si può entrare in Thailandia attraversando il Ponte dell’Amicizia presso la frontiera di Huay Xay (lato del Laos) e Chiang Kong (lato thailandese). Armatevi di pazienza perché anche in uscita dal paese i tempi di attesa per gli autobus potrebbero prolungarsi. Curiosamente, a me, è capitato che mi trattenessero per misurarmi la febbre!

Una volta oltrepassata la frontiera, si può prendere un bus urbano per arrivare in centro a Chiang Rai. Sì, è vero, la cittadina sembra piccola, ma è vibrante e con una sua personalità. Alloggiamo in una guesthouse molto carina e centrale, la Baanbaramee Guesthouse.

Ecco alcune cose da fare e vedere proprio qui.

In città

Intanto passeggiare per la città è semplice e comodo e si possono incontrare piccoli templi cittadini. Sempre aperti e gratuiti, si può quindi assistere ai cerimoniali e alle preghiere dei monaci.

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Monaci e fedeli in preghiera

Girovagando per il centro, si va sicuramente a sbattere contro il Clock Tower, un massiccio orologio dorato posto al centro di una rotatoria. La sua particolarità è apprezzata maggiormente dopo il calar della sera, quando al ritmo di canzoni orientali, il suddetto si tinge di colori diversi.

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Clock Tower di Chiang Rai

Fuori città

Ma l’attrattiva principale è indubbiamente Wat Rong Khun, il cosiddetto Tempio Bianco. Il sito si trova a 15km dal centro. Si può comodamente raggiungere per davvero pochi spiccioli con gli autobus urbani. Non c’è alcun bisogno di comprare i biglietti in qualche agenzia e il tuk-tuk costerebbe senz’altro di più. Basta recarsi al terminale degli autobus e individuare quello che reca la direzione per il tempio. Il nostro partiva dalla postazione numero 8.

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Wat Rong Khun

Il tempio è davvero particolare. Ideato e creato dal pittore visionario Chalermchai Kositpipat. La calce bianchissima insieme ai numerosi specchietti affissi riflettono la luce splendente del sole.

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Un particolare

L’ingresso è gratuito, ma evitate di visitare il tempio all’ora di pranzo perché lo troverete chiuso o, come noi, non avrete il tempo di godervi tutti i particolari, incalzati come siamo stati dalle campanelle suonate dai guardiani che ci invitavano caldamente a fare presto! 

Il ponticello che conduce dentro il tempio è circondato da statue a forma di mani, braccia e teste che emergono dall’acqua, come membra di dannati che si protendono da un groviglio infernale.

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Mani protese

Il percorso sul ponte nominato “Il ciclo di rinascita” (the bridge of “the cycle of rebirth”) è la metafora della vita dell’uomo che attraversa ogni sorta di tentazione, brama e desiderio prima di raggiungere la felicità, una volta oltrepassato il “Gate of Heaven” (il cancello del paradiso).

Il tempio è al centro di un grande parco dove è possibile ammirare altre strutture particolari e maschere curiose.

Corso di cucina

Dopo avere partecipato ad un corso di cucina Khmer l’anno precedente, ho deciso di replicare con un corso di cucina thai che adoro. Il corso per cui ho optato è tenuto da una splendida persona ed insegnante, Suwannee, presso casa sua.

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l’angolo per cucinare

Questa è stata un’esperienza ineguagliabile. Innanzitutto l’insegnante è disponibile e molto competente. Durante il tour al mercato, ci ha offerto prelibatezze e spiegato accuratamente le origini dei cibi, la loro preparazione, e un po’ di storia delle varie etnie thai che vivono ancora in posti remoti sulle colline.

Il fatto che il corso fosse tenuto presso casa sua, è sicuramente un valore aggiunto, perché mi ha offerto la possibilità di vedere una vera casa thai al suo interno. I piatti che abbiamo preparato erano a dir poco deliziosi (come se non fossi già innamorata della cucina thai!).

Ma è indubbiamente il tour al mercato, accompagnato dalle storie di Suwannee, che mi ha lasciato qualcosa di impagabile. Sono esattamente 3 le storie che mi hanno colpito.

1) Un business comunitario

Suwannee ci dice di spendere il 40% del suo guadagno proprio al mercato. Perché lo fa? Semplicemente per mantenere l’economia sana. Ci dice infatti di comprare i prodotti presso i banchi appartenenti a diverse tribù così che tutti possano beneficiare di questi scambi commerciali in un circolo perenne.

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Suwannee (di spalle) con una venditrice

2) Dare è più importante che ricevere

Tutti a Chiang Rai hanno sposato questa filosofia comune. Suwannee si ritiene molto fortunata ad avere questo lavoro che la porta anche in giro per il mondo, visto che i suoi corsi sono molto richiesti all’estero, in particolare negli USA. È estremamente grata di queste opportunità e del fatto che il suo sia un business consolidato. Il minimo che possa fare per ringraziare la tanta fortuna è aiutare gli altri venditori portando al mercato quanti più acquirenti e visitatori possibili.

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3) Trasforma il tuo lavoro in una passione

Esattamente quello che ho scelto di fare anche io! Suwannee dice che fa un lavoro che ama, sebbene i soldi guadagnati siano solo sufficienti per vivere. È un’attività che le permette di lavorare sei mesi l’anno (i mesi più produttivi sono infatti principalmente quelli estivi); quindi non può permettersi stravaganze e vacanze in posti lontani. Tuttavia grazie ai corsi richiesti all’estero è comunque in grado di visitare qualche angolo di mondo. Le piace molto avere un piccolo business (che non vuole affatto convertire in una macchina da soldi), perché le permette di incontrare molte persone da ogni parte del globo, pur mantenendo salde le sue radici.

E quindi oltre a nuove ricette che posso sperimentare, porto a casa la riconferma che anche io ho fatto la scelta giusta. Anche quando il lavoro è precario, discontinuo e la gavetta sembra non terminare mai, le soddisfazioni sono numerose e ripagano delle momentanee fatiche.

[Tweet “Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua”]

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Una sorridente lavoratrice

 

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