Laos, VIAGGI

L’incantevole Muang Ngoi Neua lungo il Nam Ou: impressionante Laos

Prima di partire per il Laos, avevo annotato sul quaderno, tra le cose da fare, la traversata sul Nam Ou. Leggendo informazioni sui vari blog, sono capitata sul sito di due ragazze inglesi che avevano postato un articolo il cui titolo recitava: “Per favore, non andate a Muang Ngoi Neua“.  Mi era sembrato un titolo piuttosto bizzarro perché fino a quel momento avevo letto recensioni molto positive. Solo alla fine del pezzo, infatti, si capisce che il titolo è totalmente sarcastico. In realtà,  le due ragazze vogliono, con questo, scoraggiare un tipo di turismo di massa, quello alla “Vang Vieng”, bellissima cittadina, circondata da montagne carsiche e infinite risaie, ormai deturpata da pratiche goliardiche di teenagers nel loro gap year fatto di giornate tutte uguali di tubing, beer bong, pub crawl.

Infatti, se state cercando una vacanza di questo tipo, anche io vi imploro di NON ANDARE A Muang Ngoi Neua, che in assoluto è il mio posto preferito in Laos.

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Muang Ngoi Neua è la tappa centrale della tipica traversata sul Nam Ou, il più lungo degli affluenti del Mekong; si può scendere il fiume dal nord, da Hat Sa o risalirlo, come ho fatto io da Nong Khiaw. Si arriva a Muang Ngoi Neua solo in barca e questo fatto lo rende un posto speciale, intatto, pristino.

Io e la mia amica Axelle siamo partite da Nong Khiaw con la prima imbarcazione disponibile. È consigliabile arrivare al porticciolo d’attracco molto presto: i posti  sono limitati e le imbarcazioni (le cosiddette long-tail boat) partono solo due volte al giorno. Le long-tail boat sono piuttosto lente e malconce. La nostra aveva solo due assi di legno dove poter sedere; fortunatamente il tragitto è durato poco più di un’ora.

Il fastidio della seduta scomoda è presto dimenticato non appena la barca scivola lungo la serpeggiante scia d’acqua. Ancora una volta ho il privilegio di assistere e partecipare alla vita tranquilla dei piccoli villaggi lungo il fiume.

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Signore laotiane a bordo fiume

Con la vista che si perde all’orizzonte, anche i miei mille pensieri se ne vanno. Il verde torna ad essere il mio colore preferito. Calma la mente perché così rasserenante. E Muang Ngoi Neua è immersa nel verde.

Arrivate nel villaggio, prendiamo una camera, al prezzo stracciatissimo di 4$ a notte, in una bellissima guesthouse, The Rainbow Guesthouse. È forse una delle più belle guesthouse dove sia mai stata: la camera da’ su una balconata di bamboo che si affaccia proprio sul placido fiume. Inoltre ha un ristorante, nella terrazza sottostante, dove ho mangiato squisitamente. Finalmente mi posso godere il Laos autentico, dopo aver visitato le città più turistiche, come Vientiane, Vang Vieng e Laung Prabang.

Il villaggio è piccolissimo; c’è solo una via principale che corre parallela al fiume, costeggiata da abitazioni, “botteghe” e guesthouse.  Sono arrivata qua dopo due giorni di ininterrotta pioggia e la strada principale (che infatti si chiama Main Street) è scomparsa sotto uno strato appiccicoso (e scivoloso!) di fango  ed acqua. Per attraversarla più comodamente, gli abitanti avevano messo, nei punti più critici, assi di legno rialzate. Capisco subito che la vita a Muang Ngoi non deve essere per niente facile.  In questa piccola realtà fuori dal tempo, purtroppo, ci rendiamo conto ancora una volta che questo popolo pacifico ha dovuto subire ingiustizie enormi. I lasciti della guerra del Vietnam sono ancora ben visibili anche qui proprio in questo posto che si può raggiungere solo in barca. I resti di missili e bombe sganciate dagli Americani sono lasciati in bella vista e fanno parte dell’architettura del villaggio.

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bombe rilasciate durante la guerra in Vietnam

Se facciamo presto a visitare il villaggio, è quello che lo circonda che ci richiede una giornata intera. A pochi chilometri, su per una montagna, si trova uno degli altri piccoli villaggi, Nakang Village, che fa parte di un lungo percorso di trekking. Per arrivarci, impieghiamo quattro ore circa (con diverse pause e prendendocela con molta calma!) di trekking lungo una strada battuta, a tratti ripida ed estenuante, in altri punti immersa in estese risaie che non hanno fine.

Il primo tratto del percorso è pianeggiante. A circa metà, si costeggia un piccolo affluente e, di fronte ad un punto di ristoro, troviamo una delle tante grotte piene di acqua fresca e chiarissima. Non possiamo non cedere alla tentanzione di fare un bagno rinfrescante per toglierci di dosso la sensazione appiccicosa e il fango che ci ha imbrattato le gambe.

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Verso il villaggio di Nakang

L’acqua è gelida e toglie il fiato, ma è un gran sollievo . Appena riesco a mettere i piedi in acqua, un piccolo banco di pesci si avvicina alle gambe e mi solletica.

Una volta lasciata la grotta alle nostre spalle, proseguiamo un lunghissimo tratto, costeggiando risaie e montagne dalle pareti verticali. Non incontriamo praticamente nessuno lungo la tratta. Il panorama è mozzafiato. Non si sente alcun rumore e anche il mormorio del torrente si fa sempre più ovattato fino a sparire.

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risaie intorno a Muang Ngoi Neua

Appena dopo mezzogiorno, esce un sole che spacca le pietre e la fatica inizia a farsi sentire. La strada si inerpica sempre di più; il sole non ha alcuna misericordia. Incontriamo una coppia di italiani che stanno scendendo che ci rincuorano che ormai ci manca più poco, l’ultimo tratto: la salita più ripida.

Quando valichiamo, in basso dalla parte opposta, intravediamo Nakang Village. Siamo esauste. Il villaggio è un piccolo gruppo di case di bamboo, ancora piu’ piccolo di Muang Ngoi. La prima costruzione è una casa-ristorante. Affamate come siamo, ci fermiamo immediatamente. La signora ci offre un sorriso di compassione: dal caldo e dalla fatica siamo paonazze in volto e ormai senza fiato. Nonostante la calura, ordino una noodle soup. Anche al ristorante siamo le uniche due persone e quindi dopo aver mangiato ci svacchiamo sulle amache.

In lontananza i grilli mi accompagnano nel torpore. È curioso perché praticamente ci addormentiamo sul portico della casa di una signora sconosciuta, che ci lascia fare. In questa pace è impossibile non lasciarsi scivolare in un sonno ristoratore.

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vista sulle risaie dal “ristorante”

Se già mi sento appagata, la visita al villaggio mi riempie il cuore. In questo posto isolato, il tempo si è fermato in un’epoca remota. Mi rendo conto di quanto mi sia lamentata del caldo, della stanchezza, del fatto che lungo la strada non ci sono indicazioni e per tre volte ci siamo perse allungando la camminata, della ripidità della strada per arrivare a questo villaggio. Invece, nonostante le indubbie difficoltà della loro vita, trovo, come sempre, gente tranquilla e sorridente; un popolo discreto che mai sembra indignarsi della presenza dello straniero. Se inizialmente Nakang Village ci sembra deserto, è solo un’illusione. È invece vivo, è vibrante e, tutto d’un tratto, la vita si manifesta.  Sono incantata.

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Bambini, signore e signori, piccoli animali popolano l’unica strada nelle loro faccende quotidiane.

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E poi ci siamo noi due che, effettivamente, iniziamo a sentirci come due intruse. Rimaniamo poco e cerchiamo di uscire dal villaggio quanto più discretamente riusciamo. Arrivate in fondo alla strada, non ci resta che tornare indietro e riprendere il cammino di ritorno verso Muang Ngoi Neua.

Sulla strada in discesa, mi rimane un’ultima riflessione da fare quando sul far del tramonto incrociamo in direzione opposta alla nostra alcune signore che fanno ritorno a Nakang. Di loro non possiamo vedere i volti che sono abbassati dalla vera fatica. Le povere hanno carichi enormi di legna che sono appoggiati miracolosamente sulla schiena e vengono sorretti con la loro forza del collo. Le signore risalgono la china a passi lenti; le schiene ricurve sotto un sole implacabile. I piedi sono scalzi e immagino i sassi della strada sterrata conficcarsi nella carne.

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Una signora che rientra con il suo carico al Nakang Village

Mi vergogno di essermi lamentata tanto.

Indimenticabile Laos.

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