Crescita Personale

Quattro lezioni che ho imparato in momenti di crisi nera

È da un po’ di tempo che ho in mente questo articolo, solo apparentemente lontano dall’argomento viaggio, quando, in realtà, è un’esplorazione interiore.

Avendo due nipotine piccole è normale guardare qualche cartone animato insieme a loro. Quando mia nipote Margherita si è appassionata a Biancaneve e i Sette Nani, ho pensato che fosse un bel cartone animato, ma, come tutte le favole, fuorviante, tanto per i bambini (che potrebbero crescere con l’idea di essere dei salvatori e indispettirsi quando si ritrovano per la mani fidanzate con una personalità propria) quanto per le bambine (che vivranno una vita in attesa di un salvatore e rinunceranno a tante cose solo perché sono sole). Biancaneve non sa che pesci prendere buttata in mezzo al bosco e non aspetta altro che essere salvata da un Principe Azzurro che le risolverà la vita. La storia delle donne si ripete dai primordi: l’uomo salva la donna che sennò, poveretta, da sola non saprebbe come fare. L’unico momento in cui una donna si è rivelata autonoma e intraprendente, coraggiosa e indipendente è stata bollata come “puttana” e con la sua cacciata dal paradiso, ha condannato il mondo a guerre e carestie (ma per favoreeeee!!!!). Non è tanto l’etichetta di “poco di buono”, quanto quella di “povere incapaci” che mi manda in bestia; anche perchè, indipendente come sono, non credo che una donna in cerca della sua strada, esplorando e creando il suo destino, debba tenere appesa al collo la lettera scarlatta, tanto meno penso che necessariamente abbia bisogno di un compagno, fidanzato o marito per farlo. Anzi, la volta che mi sono appoggiata a chi, in teoria, avrebbe dovuto “aiutarmi”, mi sono trovata con il culo per terra.

[Tweet “È più difficile rialzarsi se ti hanno fatto cadere, piuttosto che farlo se si è caduti da soli.”]

Siccome la favola di Biancaneve mi è parsa portatrice di un messaggio “del cazzo” (il doppio senso non è casuale), ho pensato che potessimo alternarla con Pocahontas. Mia nipote ha trovato questo film adorabile e per settimane intere non abbiamo guardato altro. Quindi ho avuto tutto il tempo per capire bene questa storia e ritrovarvi, più o meno esplicite, le lezioni che ho imparato nella vita.

  • LA TRAPPOLA DELLA ZONA DI COMFORT

“Ciò che dei fiumi amo di più è che non sono uguali mai e l’acqua scorre senza mai pensare; per noi umani non è così se il prezzo da pagar ci fa perder l’occasione di scoprire dopo il fiume cosa c’è ed io non so dopo il fiume cosa c’è? Là dove noi non rischiamo mai, non so se poi, se il mio sogno incontrerò forse dopo il fiume c’è per me”

Pocahontas sa che potrebbe rimanere nella sua tribù dove è ben accetta perché è la figlia del capo; conosce i riti e le usanze del suo popolo; la aspetta un matrimonio combinato con il giovane e valoroso guerriero Kocoum (stereotipo dell’uomo forte, che sa esattamente cosa sia meglio per te). Davanti a lei c’è un futuro sicuro che ripercorre le orme della madre e delle tante altre donne che fanno parte del clan. Il padre le consiglia di comportarsi come il fiume:

“Seguirà la retta via. E guai a chi non lo farà. Tranquillo e tranquillo lui vivrà”

ma per il suo giovane spirito, invece, è inevitabile chiedersi se dietro l’ansa del fiume non ci sia altro che l’aspetti. Come la vita, il fiume si sdoppia ad un bivio e non si può fare retromarcia: si deve decidere.

“Dopo il fiume cosa c’è? Dovrei scegliere una via per capir la vita mia…”

Il mio bivio l’ho incontrato nel 2012: lo shock di perdere le certezze mi ha ribaltato, illuminando un cammino alternativo che però si perdeva nell’oscurità più nera. Ero fuori dall’Italia dal 2004 e da anni mi spostavo raminga senza trovare un centro di “gravità permanente”. Dal 2006 un posto fisso presso American Express (da cui mi sono licenziata due volte e due volte ho avuto la fortuna di essere riaccolta): uno stipendio sicuro; il classico lavoro che alla domanda “ti piace?”, gli inglesi risponderebbero con “it pays the bills!” (cioè, ci pago le bollette).

Cosa significa? Semplice! E’ un lavoro che odiamo, ma va bene così perché alla fine del mese non dobbiamo preoccuparci di niente, neanche della nostra felicità che viene, così, accantonata. Sei finito nella trappola mortale della zona di comfort, la più subdola delle tue certezze. Quella che non vorremmo mai lasciare non perché siamo felici, ma perché abbiamo paura di mollare per vivere la nostra felicità (e non sto dicendo inseguire, dico vivere). Purtroppo la maggior parte di noi vive e vivrà così tutta la vita… uno spreco! Sei ingannato da un falso senso di stabilità e benessere, quando, in realtà, le spire dell’abitudine ti porteranno alla tomba e poi sarà troppo tardi tornare indietro.

Nel 2012 ho capito che non volevo finire così. Io so qual è la mia missione nel mondo: è insegnare! E allora che cavolo ci facevo in un ufficio a fare l’analista finanziario? Di certo non per ricevere qualche soddisfazione né per sentirmi utile a qualcuno; nella macchina da soldi di una multinazionale sei usa e getta, puoi essere eliminato qualora i top boss decidessero di fare un’opera di re-engineering e spostare interi dipartimenti in luoghi dove gli impiegati vengono pagati con pochi spiccioli (nel mio caso a Gurgaon, vicino New Delhi). Ti danno il benservito, spremendoti come un limone: ti mandano a fare il training in India, facendoti credere che questa “è un’ottima occasione per la tua crescita professionale” e sei già carta straccia.

Rimanere in American Express o tornare in Italia e rimettermi in gioco a trentatré anni?

Per mesi è andato avanti il mio tormento: non dormivo la notte, in ufficio ero un lamento continuo, ho fatto impazzire la mia manager dicendo che sarei andata in India per tre mesi e il giorno prima di partire (visto lavorativo e biglietto già comprato) vado in crisi, neanche lo yoga e la meditazione funzionavano. Uscire la sera e far festa mi creava scompiglio emotivo, stavo rintanata nell’appartamento a farmi le stesse mille domande a cui non trovavo mai risposta. A volte una risposta non c’è; non si può prevedere come andranno le cose, bisogna sentire e prendere dei rischi, anche grossi. Il corpo somatizza la confusione mentale: cistite a go-go, bruciori di stomaco, inappetenza, stanchezza perenne e l’insonnia che ti tormenta. Per far fronte ad una situazione ormai insostenibile, il nostro corpo si manifesta così. Ma se non siamo pronti ad ascoltarci, andremo a cercare soluzioni mediche ad un problema che, in realtà, siamo noi stessi a creare.

  • LE RISPOSTE SONO DENTRO DI TE

Pocahontas: “Ma nonna Salice qual è la mia via? Come farò mai a trovarla?”

Nonna Salice: “Il tuo cuore sa, e tu capirai. Fatti trasportare come l’onda fa col mar. Il tuo cuore sa, e tu capirai.”

Pocahontas ha un sogno ricorrente: vede una freccia che turbina, ma non conosce la direzione che le sta indicando. I segnali li riceviamo tutti; in quei mesi di (in)decisione, il mio corpo mi dava ogni sorta di avvertimento, ma io non ero pronta ad ascoltare. Si può arrivare alla pazzia o, come nel mio caso, a un bell’attacco di panico in mezzo all’ufficio.

Pocahontas (a differenza di Biancaneve) è una donna sicura di sé. Come tutti, ha bisogno di una famiglia (il padre), di una spalla (l’amica) e di un conforto (nonna Salice), ma la verità è che Pocahontas sa decidere per sé. Ognuno di noi sa qual è la strada giusta da seguire, il problema è trovare il tempo per fermarci ed ascoltarci. L’unica soluzione è ricavarsi del tempo per stare soli con se stessi e ascoltare la voce dentro di noi. In tutti noi c’è una “Nonna Salice” che ci parla continuamente, ma siamo così disabituati ad ascoltare che non ne distinguiamo le parole.

Nonna Salice: Conosci la tua via bambina, ora seguila!

Finché il mio corpo mi propinava disturbi ben conosciuti, ho ignorato i campanelli d’allarme. Quando sono stata colta da attacco di panico, mi sono cagata sotto e ho capito che, veramente, c’era qualcosa che non andava. Si deve intervenire prima, senza aspettare di arrivare a tanto.

Ero nel bel mezzo di una conference call con l’India, quando non mi arriva più aria ai polmoni, la tipica sensazione di asfissia, palpitazioni e paura di perdere il controllo. È stato più grande lo shock di rendermi conto che veramente avevo toccato il fondo, che non l’attacco di panico in sé. Fortunatamente, ho sempre avuto delle manager che mi hanno sostenuto e incoraggiato; alla mia richiesta di poter uscire anticipatamente, Zoe non ha esitato un minuto. Quando sono arrivata a casa, la sensazione di sbandamento non era ancora passata. Anche nella sicurezza del mio appartamento, circondata da oggetti familiari, mi sono sentita soffocare.

Sapete dove ho trovato la tranquillità e ho ripreso a respirare naturalmente? A Stanmer Park, un parco di Brighton che fa parte del South Downs National Park. Lì in mezzo ad una natura solitaria, ho ritrovato il mio equilibrio. Credo di aver passato un’ora a cercare di fotografare una libellula che mi ruotava intorno. Per lei ero un enorme ostacolo frapposto tra l’aria che le permetteva di librarsi e l’acqua che le offriva sostentamento; eppure, instancabile e imperterrita, non si dava per vinta e continuava con tutte le sue forze a vivere la sua vita. Osservando i movimenti microscopici di una natura industriosa che è continuamente in lotta per la sua sopravvivenza, mi resi conto che c’era tutto un mondo che andava avanti a dispetto dei miei problemi. Ero così assorbita dalle mie preoccupazioni che avevo creduto che l’universo si fosse fermato. Forse questo è stato lo shock più forte:

[Tweet “se i miei problemi non fermavano il mondo, perchè io ero bloccata in una situazione insostenibile?”]

Nonna Salice è la coscienza di Pocahontas alla quale la ragazza fa riferimento quando si trova in difficoltà. Non è un caso che il vero io di Pocahontas sia un elemento naturale. Perché la nonna è un albero e non un essere umano?

[Tweet “Perché in questa vita caotica, solo nella quiete della Natura possiamo ritrovare il nostro centro”]

e sentire il respiro primordiale della vita. Le risposte ad un quesito difficile le ho trovate osservando il battito fragile delle ali di una libellula: il giorno dopo consegnavo le mie dimissioni.

  • NON RINUNCIARE A TE STESSA PER GLI ALTRI

Pocahontas sa sempre riconosce cosa è meglio per sé. Sceglie di non seguire la via che le aveva preparato il padre e incontra l’amore; di non giudicare John Smith come un “barbaro” e scopre che esiste un altro mondo al di là dei confini della sua tribù; di non seguire John Smith ma di rimanere perché ha capito qual è la sua missione.

Accennavo prima al fatto di essermi appoggiata al mio compagno, annullandomi completamente. Mentre lui cercava di realizzare i suoi sogni, io lo seguivo, dimenticando i miei. Quando la relazione è finita, ho ricevuto la delusione più cocente della mia vita. La caduta è stata così rovinosa che mi ci sono voluti anni per recuperare l’autostima: credevo di non essere capace.

John Smith: “Vieni con me!”

Powahtan: “Scegli da sola qual’è la tua via”

Pocahontas: “Io servo qui..”

John Smith: “Allora..resto con te..”

Pocahontas: “No..devi tornare a casa..”

Pocahontas è molto più forte di John, che seduta stante avrebbe rinunciato a tornare a casa per rimanere con lei; lei, d’altro canto, non smette di seguire la sua strada. Si può rimanere insieme e scendere a compromessi, senza però dimenticarsi che siamo due persone separate, ognuna con i propri sogni e le proprie passioni. Si può imparare reciprocamente gli uni dagli altri, senza prevalicare ed imporre la propria personalità. Soprattutto si possono fare le cose anche da soli.

Per anni ho rimandato il mio viaggio in solitaria, aspettando che qualcuno mi accompagnasse finché mi sono resa conto che avrei potuto aspettare in eterno. Si attende un’amica, un fidanzato, che gli altri abbiano tempo o soldi o gli stessi nostri interessi. Il tempo passa e un giorno finirà e avremmo perso per sempre l’unica occasione di vivere la nostra vita.

  • NON RINUNCIARE PER PAURA DI FALLIRE

Si sa, prendere una via sconosciuta fa sempre paura; del resto ce lo dicono fin da quando siamo piccoli: “Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova”. L’incognito è una prerogativa del cambiamento, ma non per questo dovremmo rinunciare in partenza. Il detto dovrebbe proseguire con: tuttavia

[Tweet “la via vecchia non è necessariamente quella giusta, è semplicemente la più familiare.”]

Si scambia la comodità della comfort zone per la felicità e si rimane qui come fossili; alla fine saremo meno ammaccati, ma non ci saremo mai evoluti.

Il terrore più grande è quello di fallire. Ne ho prese mille di decisioni: a volte ho fatto bene, altre male. In entrambi i casi, sono sopravvissuta e sono quella di oggi: senza rimpianti né rimorsi. Non mi pento nemmeno di aver seguito un uomo per quattro anni; ho sofferto molto alla fine della relazione, ma la rivivrei mille volte.

“Preferisco morire domani, che vivere 100 anni senza conoscerti.” (John Smith a Pocahontas)

[Tweet “Quando si segue una strada scelta per noi da altri, incontreremo la nostra infelicità”]

Infatti quando Pocahontas andrà a vivere in Inghilterra, di lì a poco morirà. Non ci sono fallimenti, ci sono insegnamenti che ci rendono più forti e più sicuri la volta in cui ci ritroveremo in una situazione simile. Da un’eventuale seconda caduta, ci rialzeremo più in fretta e soprattutto ci colpevolizzeremo meno.

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