Cambogia, VIAGGI

Battambang: quando c’e’ poco, c’e’ tutto!

Quando sono partita da Siem Reap ero titubante, dubbiosa, incerta su cosa avrei fatto dopo. Tanti chilometri e tante ore di spostamento mi dividevano da Phnom Pehn, unica altra tappa certa del mio viaggio. Ero come si può dire “ignorante”, nel senso che ignoravo cosa sarebbe successo poi, quali nuove sorprese mi avrebbero atteso.

dall'alto di Wat Sampeau
dall’alto di Wat Sampeau

Già l’Asia mi aveva dato prova della sua imprevedibilità, della sua magia. In poco più di dieci giorni di viaggio, mi risvegliavo la mattina un pochino più forte e sicura di me, completamente consapevole che la mia solitudine era una scelta e non una sfortuna. Mi sono trovata a prendere decisioni sempre più convinte, più volute e a costruire il mio viaggio personale.

E quante persone stupende avevo già incontrato.

Persone che ho incrociato nuovamente in tappe successive, altre che mi hanno accompagnato per pochi giorni, chi per poche ore, altri ancora sono stati i passeggeri silenziosi di un viaggio in bus, in minivan, in barca. Ciascuno di noi, a volte, chiuso nelle proprie riflessioni, altre, disposto a fare due chiacchiere, a scambiarsi idee e storie vissute.

A pensarci bene, ogni giorno, quando ci alziamo la mattina siamo “ignoranti”. Non sappiamo dove ci porteranno gli eventi della giornata, gli incontri che si faranno, le conseguenze di ogni nostro piccolo gesto. Anche io, decidendo di prendere quel battello per Battambang piuttosto che il pullman, non sapevo che avrei incontrato altre persone meravigliose.

E, adesso, che scrivo di quei giorni lì, aposteriori, a distanza di più di un anno posso dire veramente che ho conosciuto le persone giuste, quelle di cui avevo bisogno. Sul barcone ho incontrato Anna e Clara, due ragazze di Milano che mi hanno fatto compagnia per due giorni, due pranzi, due cene, due serate, inestimabili attimi di esperienza, incalcolabili parole condivise.

La campagna dall'alto
La campagna dall’alto

E fatemi confessare un’altra mia piccola falla. I preconcetti che si hanno per il lontano, l’esotico, lo straniero e l’insolito spesso noi italiani ce li abbiamo anche per i nostri connazionali. Più che mai noi toscani che siamo notoriamente scettici, cinici, diffidenti e anche un pò superbi (nell’Inferno, Ciacco non disse forse a Dante che la superbia é una delle colpe di Firenze? Direi che non c’é andato troppo lontano!). E se a volte qua, dalle nostre parti, si pensa a Milano come la città dei “pieni di soldi, che pensano solo alla carriera e al lavoro, così attenti ai dettagli e a seguire le mode, così chic e mondani”,  la realtà, si sa, é sempre lontana dai soliti cliché. E queste sono le tante cazzate che riempiono la nostra testa!

monaci in contemplazione
monaci in contemplazione

La Anna e la Clara sono state carinissime, accoglienti, divertenti e mi hanno raccontato di una realtà altra. La storia di Anna mi colpisce, mi risveglia. Ancora oggi ci sentiamo e solo qualche settimana fa ho potuto dirle che la sua storia di continui spostamenti per l’Africa, seguendo il padre che fa il dentista per un’associazione umanitaria, mi é rimasta dentro e mi fa avere fiducia nel genere umano. Vorrei che si parlasse di più di queste vite che tanto fanno e di cui così poco sappiamo. Mi rendo conto che il viaggio é la migliore televisione che ho, una fonte diretta e inesauribile di conoscenza.

Approdiamo qui tutte e tre con il fischio nelle orecchie per le troppe ore sedute sopra il motore dell’imbarcazione. Arriviamo in una Battambang che si dice essere la seconda città più grande della Cambogia. Eppure mi sembra poco più che un villaggio. É una delle città più grandi e nonostante questo quasi non viene citata negli itinerari classici dei tour cambogiani. E questo é per me un gran mistero. La città, é vero, offre poco. É più da considerarsi come il punto base dove dormire e mangiare.

monaci durante il rito dell'elemosina del cibo
monaci durante il rito dell’elemosina del cibo

Ma quella traversata in barcone, come già ho detto, é la parte di viaggio che più ho nel cuore. Ringrazio il mio istinto che mi ha fatto scegliere questa opzione rinunciando a rapidità e comodità di un tragitto in autobus. Nove ore in barca sono tante. C’é chi le considera “uno spreco di tempo”; in realtà, per me, é stato un “guadagno di tempo”.

Sembra una contraddizione, ma il tempo si guadagna andando piano. Serve tempo per capire un popolo (pur avendo passato un mese in Cambogia, mi sembra di essere ancora così lontana dal comprendere questo posto e questa gente). Serve tempo per riuscire ad adattarsi ai loro ritmi, per rispettare i loro gesti. Scegliere di rallentare fino a fermarmi mi ha dato questa opportunità.

Se avessi corso, avrei messo più bandierine segnaposti nella mia cartina personale della Cambogia, ma quale sarebbe stato il mio beneficio?

La mia Cambogia non é un territorio da conquistare sul tabellone di Risiko, non sono chilometri da macinare, attrazioni da vedere. La mia Cambogia é il suo popolo sorridente, la sua natura rigogliosa, la sua storia contraddittoria e raccapricciante, la sua filosofia di vita rilassata, il naturale ciclo del sole che tramonta ma poi sorge sempre e mi regala una nuova avventura.

L’avventura la trovo anche a Battambang, che dapprincipio anche a me colpisce come poco attrattiva. Il fiume Sangker la divide in due parti, una centrale e l’altra ancora poco sviluppata (dove ho trovato l’alloggio io). Sono da apprezzare le case in stile coloniale francese. La vita lungo il fiume é tranquilla; verso sera e la mattina presto si possono incrociare numerosi bonzi che si recano al tempio o vanno in giro per la città per la cerimonia quotidiana delle elemosine.

monaci diretti al tempio
monaci diretti al tempio

Ma é la campagna circostante ad essere impressionante.

Mettetevi d’accordo con un tuk tuk driver che vi porti a visitare due templi molto belli: Wat Banan e Phnom Sampeau. É un’escursione da fare in una giornata. Si percorre un bel pò di strada tra un tempio e l’altro e si può godere della spettacolare campagna verdeggiante e tranquilla. I templi forse non sono un granché soprattutto se si é già stati ad Angkor, ma la vista che si gode dalle colline dove giacciono é mozzafiato. Ti fa dimenticare la fatica e il sudore versato per arrivarci.

Per arrivare a Wat Banan si deve salire una scalinata che ti spacca la schiena.

358 scaliniSulla via in salita (e sotto il sole!) che porta a Phnom Sampeau si può visitare una grotta che contiene una statua di un Buddha sdraiato e una teca contenente le ossa delle vittime del genocidio. E’ il primo assaggio che ho dell’abominevole verità sul governo di Pol Pot.

resti delle vittime della ferocia di Pol Pot
resti delle vittime della ferocia di Pol Pot

Questo tempio é residenza di una piccola comunità di scimmie che aspettano impazienti l’arrivo dei visitatori per fare, anche loro, la loro piccola richiesta di cibo.

scimmietta a Wat Sampeau
scimmietta a Wat Sampeau

Tra una tappa e l’altra abbiamo chiesto al nostro driver di portarci in qualche villaggio dove poter pranzare. Dopo una zuppa di non sappiamo bene cosa, ci siamo addentrate discretamente tra le case. Era la prima volta che vedevo una casa di campagna da vicino. La cosa che più mi ha colpito é l’importanza che i cambogiani danno al luogo dedicato alla preparazione e alla consumazione dei pasti (parlerò di cibo in un articolo successivo). E’ comunitario, é condiviso, é disordinato e vissuto.

cucina cambogiana
cucina cambogiana

Non vi fate ingannare dalle guide che non danno il giusto valore o, addirittura,  bypassano Battambang. Si può dire che c’é poco o nulla, ma é proprio quel nulla che mi ha conquistato!Le sorprese di Battambang non sono finite qui infatti!

Vi dò un’anticipazione: tornerò a parlare di cibo khmer nel prossimo articolo. Vi porterò proprio in cucina, dietro ai fornelli. Perché per capire bene questo popolo non potevo trascurare la sua tradizione gastronomica. A presto! 🙂

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