Cambogia, VIAGGI

Un viaggio in verticale: da Siem Reap a Battambang

Per il viaggio in battello (barcone? barca? non so nemmeno come chiamare questo mezzo di trasporto) la sveglia e’ alle sei. Sono emozionata. Una volta presa una decisione, biglietto in mano, e’ piu’ facile lasciarsi trasportare dall’eccitazione di una nuova avventura.

Palafitta
Palafitta

Non sono nemmeno piena di aspettative perche’ finora non ho incontrato nessuno che abbia fatto questa scelta; ma zaino in spalla, libro in mano vengo caricata su un minivan che mi porta al punto di attracco. Non avere aspettative e’ forse l’atteggiamento piu’ saggio; ti protegge dalle delusioni e ti permette di essere investito dalle emozioni piu’ travolgenti quando l’esperienza supera tutte le prospettive.

Queste ore che dividono la vecchia “me” che, dubbiosa, lascio Siem Reap alla nuova “me”, rigenerata, ottimista che approda a Battambang, sono la parte che mi e’ piu’ cara di questo viaggio.

All’inizio la traversata trascorre lenta. Distesa sul tetto del battello mi assopisco quasi. La vista a perdita d’occhio scivola insieme all’acqua del fiume; in lontananza qualche collina erbosa spezza l’azzurro sereno del cielo.

Sul battello per Battambang
Sul battello per Battambang

Poi l’esperienza si fa emozionante e tenera, man mano che costeggiamo i numerosi villaggi costruiti su palafitte.

Le persone che si intravedono sembrano non fare niente; alcuni giacciono sdraiati sul pavimento delle loro case, senza porte né finestre, così francamente aperte ai turisti incuriositi. Il sole cambogiano anche oggi non ha pietà per nessuno.

un pisolino
un pisolino

L’unica vera frescura sembrano darla le piante acquatiche che crescono su entrambe le rive; da lì sbucano piccole imbarcazioni con i pescatori a bordo intenti nella pesca, in perlustrazione, portano carichi verso mete che a me rimarranno sempre sconosciute.

pescatori
pescatori

I miei occhi avidi di conoscere, capire, studiare le abitudini di questo popolo colgono molti di loro occupati in operazioni quotidiane. C’e’ fermento in questi piccoli agglomerati di capanne e le scene piu’ disparate sfilano davanti a me offrendomi diapositive di vita ordinaria.

gustando un te' in tranquillita'
gustando un te’ in tranquillita’

Le mamme si occupano dei loro piccoli che vengono cullati sulle amache; un signore ripara con cura la sua barca; c’e’ chi porta le nasse vuote forse nel punto piu’ pescoso del fiume; gruppi di donne cucinano;le sorelle maggiori riaccompagnano le piu’ piccole verso casa; i padri giocano con i loro figli.

famiglia nella loro casa
famiglia nella loro casa

Qua e là le gobbe delle mucche macilente, che si abbeverano a bordo fiume, emulano le lontane silhouette delle schiene ricurve dei contadini.

I più indaffarati sono come sempre i bambini. Giocano felici con tutto. Lanciano la canna speranzosi di pescare un bel pesciolino, come scimmiette si arrampicano sugli alberi, dall’argine del fiume fanno “ciao” con le loro manine e non si offendono se rubi loro una fotografia.

La curiosita' dell'infanzia
La curiosita’ dell’infanzia

Decido spesso di non scattarla, quella foto, di non catturare i loro gesti privati. L’obiettivo della macchina é un intruso nell’intimo della loro vita. Ho paura, però, una volta tornata a casa, di non riuscire a conservare queste immagini nella mente.

Quanta bellezza negli occhi!

La mia foto preferita
La mia foto preferita

E’ un viaggio “in verticale”, di riflessione, dagli occhi dritto al cuore. Quello che inizialmente gli occhi vedono solo come un fiume marrone e sporco, come delle baracche di lamiera e stracci, come gente che “come fanno a vivere cosi?”, il cuore lo sente come un posto magico. I colori sono vivi. Il cielo cristallino stacca sul verde lucido delle risaie e sotto ancora il marrone di quel fiume che per queste persone é tutto.

canne al vento
canne al vento

Permette di coltivare il riso e dà da mangiare, acqua per lavarsi e rinfrescarsi. E noi vediamo solo acqua melmosa. Siamo troppo abituati a categorizzare il diverso come sbagliato, a volte ci fa pena, altre paura o rabbia, ma le cose non hanno mai solo una spiegazione.

[Tweet “Siamo tutti persone e non esiste solo la tua verità. “]

La legge più stravolgente del ventesimo secolo che ha scardinato i punti fissi del mondo non é forse quella di Einstein, del tutto é relativo? Eppure ci riesce così difficile applicarla per comprendere le esistenze e le esigenze degli altri.

Non c’é una sola interpretazione,

una sola chiave di codifica,

una sola legge di vita

Quante vite ci sono? Quante storie umane si dipanano e intessono intrecci infiniti? Alla fine, chi sono io? Federica, italiana, nata a Viareggio: vero. Ma quante altre vite hanno modificato il mio tessuto originale? Io sono solo un punto sulla faccia del mondo; eppure anche io posso incidere sulla vita di coloro che incrociano il mio cammino, per quanto breve questo incontro possa essere. Ogni volta che ci apriamo agli altri, una parte di noi confluisce in loro e viceversa. Le parole del “Monaco che vendette la sua Ferrari” allora assumono una nuova importanza mentre riecheggiano nelle orecchie: si può (E SI DEVE) decidere di essere delle buone persone.

di vedetta
di vedetta

In quelle lunghissime ore in barca mi prometto di non dimenticarmi della serenità che mi invade e tornare ad essere una incazzosa in Italia. Come mi ha detto Kim Sampo, si può scegliere di fare del bene o del male. Fare del bene significa anche lasciare andare, non imbruttire il mondo con la tua negatività.I cambogiani mi hanno regalato tanti sorrisi senza chiedere niente in cambio; sorridere non costa niente, ma rende la tua giornata e quella degli altri meravigliosa.

La felicità non accade, si costruisce.

La felicità non si insegue, si crea attivamente.

[Tweet “Se vuoi essere felice, sii felice, vivi la felicità”]

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