Cambogia, VIAGGI

Perche’ andare a Siem Reap

Chi pensa che la Cambogia sia solo Angkor Wat fa un grossissimo sbaglio. Chi viene qua solo per andare ad Angkor Wat fa a questa citta’ un’ingiustizia imperdonabile.

Dopo tre giorni persa tra le rovine dei templi, ho voluto girovagare per le strade di Siem Reap, guidata un po’ dal mio sesto senso. Ho lasciato che i piedi trovassero il loro cammino, cercando di non fissarmi mete precise (anche perche’ avevo perso la cartina che mi era stata data alla reception della guesthouse).

L’unica cosa che mi ero imposta era di non pensare al domani o al giorno dopo ancora. Eh si, perche’ quasi ancora non avevo finito di visitare tutti i templi che mi sono ritrovata gia’ a farmi mille domande sui miei giorni futuri in Cambogia.

Ed ora che ci faccio altri 20 giorni in Cambogia? La mia prossima tappa sara’ Battambang. Ma che cavolo c’e’ da fare la’? E poi come ci vado? Perche’, sì dai, sarebbe bello andare in slow boat, ma otto ore? Che ci faccio otto ore su un barcone? Sara’ meglio fare poco l’alternativa e andare in autobus? E il biglietto dove lo vado a comprare?

Poi ho respirato a fondo e la voce che mi saliva da dentro ha risuonato forte e chiara:

[Tweet “Domani e dopodomani in realta’ non esistono. Esiste solo ora. Questo momento e tutto torna”]

 

Allora lasciamo per un attimo da parte la nostra lista di “cose da fare domani” e godiamoci Siem Reap. Viaggiare da sola fa questo regalo: capire che il futuro non esiste, ma esiste solo l’ADESSO. E tutto torna. Tutto ha senso.

  1. Wat Preah Prom Rath e i suoi bellissimi murales
Wat Preah Prom Rath
Wat Preah Prom Rath

E un senso l’ho  trovato proprio in questo wat lungo il fiume, che prende il nome dalla citta’. Dopo aver lasciato la guesthouse da pochi minuti, sempre proseguendo senza meta, lo noto sulla mia destra. All’inizio mi sembrava un tempio come un altro. Ma, si sa, le apparenze ingannano, ah! Quanto ingannano!

E’ coloratissimo. Si respira pace, non c’é praticamente nessuno, solo un signore che offre le sue preghiere. La maggior parte dei viaggiatori, infatti, dopo giorni e giorni passati tra i templi di Angkor, forse ne hanno fatto il pieno e ripartono per altri lidi cambogiani. Molti di quelli che ho incontrato arrivavano da Sihanoukville o andavano proprio lì, a godersi qualche giorno di mare, altri proseguivano per la Thailandia.

Non si viene a Siem Reap per vedere i templi della città, si va a Siem Reap perché é la base per raggiungere Angkor. Questi templi piu’ moderni sono spesso immersi nella quiete, ne rimango sempre affascinata. Ne posso avere visti anche dieci in capo ad una giornata, ma se ne trovassi un altro sulla via del rientro, ci entrerei comunque. Perché, come tutte le cose, non ce ne sono mai due uguali. Ci sono persone nuove da osservare, magari un monaco con il quale parlare o scambiarsi anche solo un sorriso. Non mi faccio mai scappare l’occasione di visitare un altro tempio, l’ennesimo!

in preghiera
in preghiera

Mi sento attratta da questo sito. Non so perché, ma lo scoprirò subito, appena varcata la soglia del cortile esterno. E’ una mostra vera e propria. Sul suo perimetro ci sono bellissimi dipinti che raccontano passaggi della vita del Buddha. Anche questi sfoggiano tinte sgargianti, le immagini sono molto intuitive; tuttavia non credo di capirne a fondo il significato.

E poi mi si avvicina Kim Sampo (come mi ha precisato lui, Kim e’ il nome di suo padre, mentre il suo nome é Sampo, ma “voi occidentali date il nome alla rovescia”), proprio quel signore che avevo notato assorto in preghiera. Forse si é reso conto che sto cercando invano il messaggio spirituale di questi murales. E mi viene in soccorso.

Mi insegna che non tutte le storie del Buddha ci sono necessarie. Il modo migliore é ascoltarle e poi tenere solo quelle che riteniamo siano buone per noi. Quelle che fanno bene al nostro spirito. Forse quelle lezioni che mettono in risalto debolezze umane che si allineano con le nostre. La storia prediletta di Sampo narra che il Buddha sconfigge il Male quando quest’ultimo non riesce a dimostrare che il mondo é suo, che tutte le cose gli appartengano. Sampo mi dice che il Buddha ci ricorda che niente é nostro, nemmeno i capelli che abbiamo in testa; quindi é del tutto inutile dannarsi l’anima per quello che abbiamo perso, anche se abbiamo creduto che “fosse nostro” e battere i pugni perché “ci é stato sottratto”.

[Tweet “Saper lasciare andare”]

Di storie, Sampo, me ne ha raccontate tante. Ve ne riporto solo una, che ho fatta mia, proprio come mi ha suggerito lui. Nell’articolo che ho pubblicato per Too Happy Too Be Homesick ho elencato tutte le lezioni imparate da questo viaggio in solitaria. Ma la più significativa per me, per il mio stato d’animo di allora e’ quella illustrata da questo affresco.

Un affresco del cortile Wat Preah Prom Rath
Un affresco del cortile Wat Preah Prom Rath

Questa donna é triste e piange perché non riesce a capire come mai la sua vita sta andando in un certo modo.

“Perché mi succede questo?”, chiede disperata

Il Buddha é nella posa del Vitarka Mudra (mudra significa posizione delle mani), il pollice e l’indice di una mano si uniscono a cerchio mentre le altre dita sono tese verso l’esterno. Il gesto rievoca il suo primo sermone e la sua risposta alla donna é un concetto lapalissiano:

La tua vita é la conseguenza di come attui, delle cose che fai. Alzati, vai e cambia tutto quello che ti apporta questo disagio, questo dolore. Tutto dipende da te.

Sorrido a Sampo. Mi immaginavo chissà quale verità nascosta, incomprensibile, inafferrabile. E invece toh! E’ tutto molto più semplice, elementare.

[Tweet “Vai e cambia ciò che non ti rende felice; ciò che ti rende irrequieto e ti ruba il tempo”],

riempiendolo di pensieri negativi e ripetitivi. Se non sei contento di quello che hai, cambialo! Che si tratti di una guesthouse, di un itinerario, del tuo lavoro, del tuo ragazzo, delle persone che ti circondano, della città dove vivi. Sii responsabile delle tue scelte.

2. Old Market (Psar Chas)

Siem Reap da’ il meglio di se per le strade. Sebbene sia la meta numero uno di chi viene in Cambogia, il traffico non ti opprime. Il lungofiume regala passeggiate rilassanti, mentre i mercati con i loro colori ed effluvi di ogni sorta sono il migliore degli intrattenimenti.

verdura al mercato
verdura al mercato

L’Old Market mi ha regalato il primo assaggio di cosa vuol dire andare al mercato in Asia. Un po’ come il mercato del martedì di Massarosa, il posto dove vivo. E’ sicuramente più un punto di ritrovo paesano che non un luogo per fare l’acquisto del secolo. Qua si trova persino da farsi leggere le carte!

Una signora fa le carte
Una signora fa le carte

La gente in strada offre spettacoli degni di acrobati del circo (una volta ho contato fino a 7 persone su un motorino); la frutta caricata sui carretti sfida le leggi della fisica e i sorrisi dei ragazzini ti rallegrano la giornata.

bambini per le strade
bambini per le strade

3. Night Market

Al Night Market si possono comprare i migliori souvenir, barattando fino all’ultimo centesimo. E le stradine che circondano il mercato notturno sono l’anima vivace di Siem Reap.

stoffe al mercato
stoffe al mercato

4. Pub Street

Si finisce la giornata a Pub Street e dintorni. Come suggerisce il nome, c’e’ pieno di pub e ristorantini. Qua gli ingredienti che si sono annusati, ammirati al mercato giornaliero si mescolano per dar vita a piatti deliziosi e profumati di spezie.

Pub Street
Pub Street

E se e’ vero che la notte porta consiglio, il vento caldo della sera mi sussurra questo:

“Domani vado a Battambang in barcone! e chissenefrega!”

2 thoughts on “Perche’ andare a Siem Reap

  1. Sono stato a Siem reap la prima volta nel 2010 poi negli anni a seguire ci ho anche vissuto per 2 mesi di fila. Per 3 anni ci ho passato parecchio tempo ogni inverno. Mi è piaciuta molto la prima volta ma con il passare degli anni troppo turismo e troppi cambiamenti repentini la stanno rovinando, ma d’altra parte nessun posto al mondo (specialmente in Asia) rimarrà immutato nel tempo.

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