Cambogia, VIAGGI

Alla scoperta di Angkor

Angkor… e’ bastato questo nome per motivarmi a comprare il biglietto aereo. Eppure, per una serie di circostanze, il mio primo incontro con Angkor Wat e’ stato di sfuggita e solo al terzo giorno del pass che ho acquistato all’entrata ho potuto ammirarlo in tutta la sua solennita’.

Si puo’ visitare il sito archeologico di Angkor nel modo che si preferisce. Esiste la possibilita’ di organizzare le proprie visite su tre circuiti: grande, medio e piccolo. Io ho iniziato da quello grande che include: Banteay Srei

I guardiani del Banteay Srei
I guardiani del Banteay Srei

e il gruppo di rovine di Roluos con i suoi templi: Lolei, Preah Ko e Bakong.

Il tragitto in tuk-tuk fino a Banteay Srei mi ha permesso di penetrare nella vita tranquilla cambogiana immersa nel verde abbagliante, ma anche calmante, delle sue risaie.

La Cambogia e’ speciale e i 35 km di strada che si snodano tra campi di riso e villaggi mi offrono un primo autentico ritratto di questo paese, così come l’avevo sempre immaginato.

Bambini che fanno il bagno nelle paludi, file di palafitte che ospitano al piano terra piccoli negozietti dai quali, in un paio di occasioni, il nostro driver compra una bottiglia di benzina, gente per strada, bambine in bicicletta che si rincorrono, la terra rossa battuta che si srotola sotto le ruote del nostro tuk-tuk, il riflesso dell’acqua nei quadri delle risaie, le mucche magrissime ai bordi della strada.

A volte passa un monaco che fuma in santa pace, sorpassiamo trattori rumorosi, mi colpisce la risata dei ragazzini che giocano con niente. Raccolgo sorrisi perche’, e’ vero, qua hanno poco, ma hanno tutto. Il tempo per loro, come per tutti i bambini del mondo, sembra eterno. Un gioco con un semplice ombrello colorato dura ore… penso ai pomeriggi d’estate trascorsi con le mie sorelle: la spensieratezza e la felicita’ del presente che solo i bambini sanno vivere ed apprezzare.

Vedo gruppi di uomini seduti ai lati del fiume: non fanno niente, sono semplicemente lì.

“Di cosa parleranno?”

C’e’ tanta poverta’, ma anche tanta dignita’ e sapienza nei loro gesti. Storie comuni, le stesse, quelle dei nostri nonni, le nostre, che ci rendono tutti esseri umani: ho visto mamme allattare i bimbi sorretti da fasce colorate (che sembrano tanto di moda anche in Italia), ninnarli sulle amache, calmare i loro pianti che si confondono tra le risate di un “vola-vola” e un altro.

Ho visto uomini in barca, altri tirare con una corda una mucca dal passo indolente per il caldo, donne con l’acqua fino alle ginocchia e la schiena piegata, 3-4-5 persone su uno stesso motorino.

in barca
in barca

I bambini ti corrono dietro e ti fanno “ciao” con le loro manine; offrono un contagioso sorriso all’obiettivo della macchina fotografica e quando mostro loro la foto, pur non capendone la lingua, riconosco il suono dell’entusiasmo e della gioia nelle loro voci.

Il sorriso dei bambini cambogiani
Il sorriso dei bambini cambogiani

Ho visto colori così splendenti da credere che siano artificiali, acque putride da cui nascono fiori di loto rosa, aperti al mondo. Come cantava il grandissimo De Andre’:

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” (Via del Campo – Fabrizio De André)

Fiore di Loto
Fiore di Loto

E dopo templi impressionanti, così diversi nei loro stili, immersi nella giungla, misteriosi…arrivo alla mia meta.

Il driver ci lascia sul lato posteriore. E’ un approccio insolito. La maggior parte dei turisti raggiungono Angkor Wat percorrendo il lungo viale principale, dal fondo del quale le cinque torri del tempio-montagna diventano sempre piu’ imponenti man mano che ci si avvicina. Percorro il sentiero con una certa riverenza, come se stessi per incontrare una persona illustre e saggia, qualcuno da cui apprendere una lezione molto importante.

E’ lì. Silenzioso e al tempo stesso brulicante di gente. E’ lì. Maestoso ma accogliente. Enorme, di una bellezza disarmante. Osserva tutti: turisti, monaci, venditori, storpi, deformi, ricchi e poveri.

C’e’ gente ovunque, tanta gente. Eppure siamo soli: io e Angkor Wat, la madre di tutti i templi. Finalmente ci incontriamo!

Spiando Angkor Wat da una finestra
Spiando Angkor Wat da una finestra

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