Thailandia, VIAGGI

Bangkok, ovvero una pannocchia tira l’altra

Nel mio primo giorno, mi ritrovo in giro per Bangkok alle 7 di mattina. Perche’, ahime’, il cocktail fuso orario-adrenalina non mi ha certo aiutato a dormire. Poi, il caso ha voluto che la mia camera fosse proprio di fronte ad una moschea e il canto del Muezzin e’ stato piu’ efficace di mille sveglie.

Gia’ questa citta’ mi piace; superato il primo impatto che mi aveva fatto pensare ad un manicomio, avendo fatto i conti con la cappa di afa, umidita’ e smog, inizio a godermi la varieta’ di questa giungla. Ripongo anche la cartina, nella quale non riesco a trovare nessun senso, e mi lascio trasportare dalle gambe.

Le vie, ancora mezze deserte, si snodano ed ad ogni angolo vedo signore Thai, con gesti lenti e molto composti, preparare le bancarelle fuori dai loro negozi. Alcune mi buttano un’occhiata… effettivamente ci sono solo io in giro. Banchi di frutta, mazzi di bacchette di incenso, sacchi di spezie sconosciute… Bangkok mi colpisce per i suoi colori prima e per i suoi effluvi di ogni sorta poi.

Monaco sul lato della strada
Monaco sul lato della strada

Mi sembra di camminare per un’eternita’, ma capisco che, nonostante il mio scarsissimo senso dell’orientamento, sto andando proprio dove mi ero fissata. I turisti iniziano ad apparire a gruppi e, senza accorgemene, mi trovo nel mezzo della folla. Il Palazzo Reale e’ un giardino immenso. Di nuovo, sono i colori sfarzosi, brillanti, regali che mi assalgono; mentre io non sono di certo un bello spettacolo.

Palazzo Reale
Palazzo Reale

Ho la faccia rossa come un pomodoro, i miei capelli gia’ iniziano a fare a cazzotti con il clima e accolgo con gusto l’usanza di togliersi i sandali e camminare sul fresco marmo di queste costruzioni cosí sontuose.

I miei piedi godono del marmo fresco
I miei piedi godono del marmo fresco

Passo il pomeriggio a Wat Pho, famoso per la sua statua del Buddha sdraiato.

Leggo sulla guida che e’ lungo 46m, la base dei piedi e’ in madre perla. E’ bellissimo, ma mi domando se tutto questo oro non sia in contrasto con un Buddha che aveva deciso di spogliarsi di tutto per eliminare, in ultimo, le brame e i desideri?

Buddha a Wat Pho
Buddha a Wat Pho

Poi leggo su un libro che questo e’ in linea con i boun, cioe’ tutto cio’ che e’ bene e procura dei meriti a chi lo compie. Tra le azioni meritorie si elencano offrire cibo ai monaci, accendere incensi davanti al Buddha e fare donazioni ai monasteri.

Solo il giorno dopo scopro il mio posto preferito della citta’, Wat Arun. Si trova dalla parte opposta di Wat Pho sull’altro lato del fiume. Ci arrivo la mattina, insieme a Catherine, una ragazza francese che vive a Barcellona.

Per questo devo fare un passo indietro. In viaggio si incontrano tante persone belle, ma a volte c’e’ pure da sopportare i rompiscatolevi ricordate il tizio australiano, che mi ha fatto da guida attraverso il groviglio umano di Khao San? Pero’, come spesso accade e come dicono saggiamente gli inglesi, “every cloud has a silver lining”, ossia non tutto il male viene per nuocere. E infatti e’ proprio lui che mi fa conoscere Catherine.

Insieme decidiamo di avventurarci lungo il fiume e saltiamo su un battello. E’ una nuova prospettiva di Bangkok. I pochi minuti di navigazione che ci separano dalla fermata di Wat Arun, mi danno tutto il tempo di ammirare questa meraviglia da lontano.

E’ un luogo magico, respiro tutta la sua sacralita’. La vista dall’alto rivela una Bangkok immensa, da quassu’ sembra quasi silenziosa.

E allora, come si spiega questo titolo? Che c’entrano le pannocchie con Bangkok!

Intanto la parola va tradotta in italiano standard. Nel gergo mio e della mia amica Robi, pannocchie altro non e’ che una simpatica alternativa per “paranoie”. Perche’ non volete mica che io, in soli 3 giorni in Asia, abbia gia’ assimilato la loro meravigliosa filosofia dell’accettazione, del non prendersela se le cose non vanno come si sono programmate?

Al mio terzo giorno, quando ho pensato di andare al mercato galleggiante di Damnoen Saduak ( a poco piu’ di 100 km), cosa non si va ad inventare l’illimitata fantasia della mia mente, che e’ lí pronta a sabotare i miei attimi di gioia?? Mi sveglio di mattina e penso:

“Ecco! Mi sono presa la dengue!”

Avete presente l’altresi detta influenza spaccaossa?!

Incredibile ma vero, partorisco questa fantastica idea. E così una pannocchia tira l’altra, mi rovino quasi mezza giornata!

Intanto devo prendere 2 autobus per arrivare al mercato. Il primo e’ un bus cittadino (quelli che a Viareggio si chiamano “circolari”), il secondo un autobus di “linea”, di quelli grandi. Ma questi termini in Asia non significano assolutamente un bel tubo.

Inizia la mia Odissea.

Avevo letto su dei forum i consigli di altri viaggiatori. Ho tutto chiaro. A Democracy Monument devo prendere il bus 51 fino al Terminale Sud, dove potro’ saltare sul bus 78 fino al villaggio/mercato. Qui una camminatina di circa un chilometro per arrivare al molo delle barche. Un gioco da ragazzi! Certo!

Problema 1: il suddetto monumento e’ uno svincolo di strade provinciali. Le fermate degli autobus non sono segnalate, in piu’

“Come faccio a capire qual e’ la direzione giusta??”.

Mi metto pazientemente ad aspettare all’ombra di un albero, scrutando, come Sherlock Holmes, per carpire un segno che mi indichi la strada giusta. Individuo una ragazza in divisa. Penso che sia un’ufficiale (Sicuro che lei mi potra’ indicare la strada…).

Problema 2: non parla una parola di inglese e non capisce nemmeno il nostro alfabeto. Gli faccio vedere il numero 51 e mi fa cenno con il dito:

Si qui e’ la fermata del 51.

Resta l’incognita se sto andando nella direzione giusta. Salto sopra il bus zeppo di Thai. Io, con gli occhi sgranati, cerco nello sguardo degli altri passeggeri un segno di comprensione. Provo con il controllore. No! No! Non conosce l’inglese e mi fa un gesto.

Ma dove mi sono andata a cacciare?

Nel frattempo si e’ radunato un capannello di gente intorno a me.

Ne sto facendo una questione di stato!

Tutti cercano di aiutarmi, ma nessuno capisce. Con la ragazza-ufficiale cerchiamo South Terminal su GoogleTraduttore, perche’ non capiva nemmeno dove volessi andare (Hai voglia di dirle BUS BUS STOP END BUS). C’e’ un muro linguistico insormontabile. Ma il traduttore ci conferma che sono sulla retta via. Santo fu Google! Io che proibisco sempre ai miei studenti di usarlo!!! (usate il monolingua, insisto!). E quando il mio viso si rilassa in una specie di sorriso di “me la sono vista brutta”, c’e’ un coro di contentezza e battiti di mani. Questi Thai sono fantastici.

In un baleno escono tutti dal bus. Rimango io ed una ragazza che mi fa cenno di mettermi seduta vicino a lei. Parla inglese. Mi dice che non e’ mai uscita da Bangkok, ma sa che i templi di Angkor sono bellissimi. Mi fa tenerezza. Mi prende sotto la sua ala e mi dice che mi porta lei al terminal.

Finalmente arriviamo. Uscendo dal bus, mi rimane incastrata la mano in un pezzo di ferro e mi taglio un dito. Ci siamo! Sembra un taglietto da niente, ma il sangue non ne vuole sapere di smettere di colare. La mia protettrice, gentilemente, mi porta in una farmacia, dove mi lascia perche’ deve scappare al lavoro (poveraccia che s’e’ imbattuta in me stamattina!); mi compro kit completo: cerotti, cotone e disinfettante ed eccomi rammendata. E pronta a salire sul mio prossimo mezzo di ventura.

E’ da ridere! Una ferraglia sgangherata rosa fucsia! Ci siamo solo io, un altro passeggero, l’autista e una hostess! Sí, una hostess, vestita con un tailleur rosso, su questa carretta!!! Ma dentro c’e’ l’aria condizionata, una televisione e immagini sacre ovunque. Mi sento gia’ meglio, ma qui nella quiete del bus torna il DENGUE!

Non ci posso credere, ma cosa vado a pensare!

Non riesco a uscire da questo loop, nonostante la mia amica Laura, dall’Italia, lei che e’ biologa, prova a convincermi che “No Federica, non hai la dengue. Saresti inchiodata a letto senza poterti muovere!”. La Laura non mi chiama mai con il nome intero; di solito quando lo fa, significa che sto dicendo delle cazzate e allora, mi rilasso un po’.

Le paranoie scivolano via insieme a me tra i canali di Damnoen Saduak. Ignorando l’aspetto un po’ commerciale (e’ diventato un po’ un’attrazione fatta su misura per i turisti), macchie di colore tinteggiano qua e la’ il reticolo delle vie. Sono le signore Thai che traghettano la frutta, preparano pranzetti prelibati sotto cappelli a cono che fanno loro da protezione.

Nel pomeriggio tardi faccio ritorno a Bangkok, senza prima avere un ultimo “imprevisto” tragi-comico. L’autobus per tornare a BKK non c’e’. O meglio non e’ dove mi ha lasciato all’andata. Nessuno sembra sapere da dove partano i bus per tornare in citta’. Mi incammino sotto un sole cocente e seguendo le indicazioni di qualche passante mi ritrovo a costeggiare una specie di autostrada a 3 corsie.

Dove cavolo sono??

Ma gli angeli li trovo anche qui! Un signore, che se ne stava seduto a un chiosco, mi vede. Viandante solitaria mossa dalla disperazione e mi carica sul suo motorino!

Non credo ai miei occhi!

Sfrecciamo in autostrada senza casco, fa un’inversione a U, attraversa le sei corsie totali di entrambi i sensi di marcia!! E mi scende, e’ proprio il caso di dirlo, sana e salva al terminal dei bus.

Quante risate mi sono fatta con le mie amiche con questo racconto. Lì per lì, pero’, vi devo confessare che me la sono fatta sotto!

Una giornata movimentata non si poteva concludere in un modo migliore. Wat Arun mi aspetta la’. Imponente. E’ ancora piu’ emozionante ammirarlo di notte, quando le luci lo avvolgono di un colore dorato e il fiume tranquillo calma tutte le mie fatiche del giorno.

Clicca qui per vedere la gallery di Damnoen Saduak

5 thoughts on “Bangkok, ovvero una pannocchia tira l’altra

  1. in questo racconto ho viaggiato con te a Bangkok! 🙂
    se posso solo darti un suggerimento: mentre leggevo ho dovuto googlare a parte “dengue”, perchè ignoravo cosa fosse; magari per le prossime volte, non dare per scontato nulla inserisci un inciso per spiegare..non tutti hanno voglia di cercare e informarsi a riguardo e magari non comprendono poi bene di cosa parli. 🙂
    A parte questo, i luoghi che hai visto tu e le avventure le ho viste in tv a “pechino express”, quello girato nel sud est asiatico: che voglia di esplorarlo che mi fate venire! 😀 😀
    Baciiii

    1. Hai perfettamente ragione; effettivamente non ci ho pensato a mettere un inciso! grazie per il consiglio. ne terro’ di conto per la prossima volta! Sono contenta che a parte questo tu abbia trovato la lettura piacevole 🙂

  2. Come ti avevo detto Bangkok è tutta una sorpresa, all’inizio sembra il caos più assoluto ma con il tempo si apprezza ed ogni quartiere è una città a se 🙂 Buon Viaggio!

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