Thailandia, VIAGGI, viaggio in solitaria

La valigia sul letto, quella di un lungo viaggio

Ho trascorso le due settimane che mi separavano dal viaggio nell’inconsapevolezza. Dopo aver fatto una breve lista di cose di routine (assicurazione viaggio, prenotare almeno la prima notte a Bangkok visto che sarei arrivata a notte fonda in questa citta’ che nell’immaginario comune e’ IL CAOS, e cambiati alcuni euro in dollari), ho passato i giorni al mare, ignorando quella scadenza che si avvicinava a passi da gigante, come se non fossi io quella che doveva partire.

Eppure non era solo un’idea oramai; avevo il biglietto e non mi potevo tirare indietro. Il giorno prima ecco che bussano alla mia porta la Sig.ra Paranoia e il Sig. Panico con il loro biglietto da visita: “Come rovinarti forse uno dei momenti piu’ importanti della tua vita”.

Sono lí con me e sfogliano il loro bel catalogo laminato di scenari da incubo….

La paura di stare soli

Di non avere nessuno con cui condividere le proprie emozioni

Di annoiarsi

Che qualcosa vada storto

e la peggiore: “E se la Cambogia non fosse come me la sono immaginata da anni, ma una gran delusione?”

Gia’… e se dopo aver rotto le scatole a tutti per anni sulla Cambogia, me ne tornassi con la coda tra le gambe? Come mi ha detto il Grande G. (avro’ modo di parlare di lui piu’ avanti e lo amerete cosi come l’ho amato io), un ragazzo conosciuto sull’autobus che ci portava da Kampot a Kep nel sud della Cambogia:

“Cosa ti potrebbe succedere? Morire? E se anche muori, ti mettono in una bara e ti rispediscono a casa. Pensano a tutto loro, non te ne accorgi neanche!”

Ecco, sí, mi ha detto proprio cosí. E’ stato come uno schiaffo in faccia che mi ha risvegliato dal torpore.

E allora eccomi. Zaino in spalla all’aereoporto di Pisa. Dentro poche cose, ma che, a ogni passo che mi avvicina alla meta, pesano come un macigno perche’ sono le uniche cose che mi possono far sentire a casa, perche’ mi ricordano che sono in viaggio, che siamo sole, loro e io….sono partita. Ci sono oggetti familiari dentro, compagni di una vita: le mie inseparabili scarpe da tennis verdi della Gola e altri oggetti che sono entrati nella mia vita da non molti anni: una copia della mia nuova bibbia “Il Monaco che vendette la sua Ferrari”. Al collo ho la mia catenina con l’elefante che non tolgo mai, mi protegge sempre. Me l’ha regalata mia sorella Francesca per i 18 anni e, non a caso, e’ stato uno degli oggetti che la mia nipotina Margherita, sua figlia, fin dai suoi primi mesi di vita, ha riconosciuto come mio segno distintivo.

Sento ottime vibrazioni per questo lungo viaggio, sento che faro’ gli incontri giusti

[un grazie alla mia amica Robi perche’ questo fu proprio il suo augurio!]

Mio padre mi accompagna fino al controllo bagagli e ha la stessa espressione che gli ho visto innumerevoli volte quando me ne stavo tornando in Inghilterra, che gia’ gli era sempre parsa parecchio lontana! Figuriamoci la Cambogia! Era lí anche quando sono partita per l’Australia (altro viaggio che i miei genitori non hanno mai capito). Mia madre ha sempre preferito non venire in aereoporto a salutarmi; mi saluta il giorno prima: “Fai a modo! E divertiti”. A queste parole io, di solito, rispondo con OK! chiudo la porta e sento in gola un senso di colpa. Mi dispiace da morire, perche’ non capiscono mai le mie scelte, ma ho il cuore colmo di felicita’: finalmente ho trasformato il sogno in realta’. Come si puo’ negare questa gioia a una figlia? a una sorella? a un’amica? La felicita’ e la realizzazione altrui non dovrebbero, di riflesso, alleggerire anche la nostra anima pesante?

Chiamano il mio volo: eccitazione e paura. So che l’eccitazione viene dal cuore ed e’ vera e pura; la paura viene dalla mente e quindi non esiste.

Come dice Osho e’ la mente che mente

Da occidentale, da italiana, sebbene abbia vissuto da straniera in terra straniera per anni, ho ancora troppi schemi mentali rigidi. In volo che mi porta da Pisa – Roma – Abu Dhabi – Bangkok scrissi queste parole:

L’ansia e la paura sono solo una forma mentis e io me ne voglio liberare.

[Tweet “Mi voglio liberare di tutte le forme mentis che non sono me.”]

Se sono qui, e’ perche’ faccio parte del qui! Non e’ possibile che esistano un IO e un QUI.

IO QUI ORA TUTT’UNO

Sara’ dura pensarla sempre cosí, ma riuscire a fare questo pensiero anche solo una volta e’ il primo minuscolo passo verso l’apertura, verso l’accettazione, verso la serenita’

Quando stiamo volando sopra Bangkok, a pochi metri dal turbinio di luci il comandante avverte che non si puo’ atterrare causa maltempo, abbiamo gia’ piu’ di un’ora di ritardo.

Anche con questa vista dal finestrino, mi giro a destra e a sinistra e rieccoli lí, la Sig.ra Paranoia e il Sig. Panico… (erano loro allora che appesantivano il mio zaino? Non mi seguiranno mica fino a laggiu’ per rovinarmi il viaggio eh?)

Alba in volo tra Abu Dhabi e Bangkok
Alba in volo tra Abu Dhabi e Bangkok

Eh sí, sara’ molto dura pensarla sempre cosí!

5 thoughts on “La valigia sul letto, quella di un lungo viaggio

  1. Grande Federica! Questo è solo l’inizio di un viaggio che durerà tutta la vita: quello dentro di te.
    Che ridere il Grande G. e la sotria della bara, ah ah! Però ha ragione 😉 E pi, meglio morire mentre si sta facendo ciò che si vuole, no??

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