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Sei anni per prepararsi a un viaggio

Il mio viaggio in Cambogia e’ stato tanto desiderato, innumerevoli volte immaginato. Tutto e’ iniziato nel 2008 quando il mio fidanzato di allora, avendo visitato le rovine di Angkor, mi comunica che “Sì, la Cambogia ti piacerebbe tantissimo!”. E io ammetto che all’epoca della Cambogia non sapevo praticamente niente.

Nel 2010 il destino mi mette sulla strada di un giornalista che da allora ho amato. Ho sognato attraverso le sue parole così giuste, così sagge. Il mio primo libro di Tiziano Terzani, “La fine e’ il mio inizio” ha toccato corde dentro di me che nemmeno sapevo di avere. E si inizia ad affacciare tra le righe quel nome ammiccante, che avevo quasi dimenticato, fa capolino e mi stuzzica e il suo suono é magico: Cambogia. Inizio a leggere un libro dietro l’altro, ricercando tra le pagine informazioni, dettagli, storie di un popolo che già mi pare di amare.

Nel 2011 si presenta la prima vera concreta occasione: la possibilità di andare in visita in questo paese insieme a un gruppo di ragazzi.

Ma era quello che volevo?

Volevo veramente entrare in questo paese in compagnia?

[Tweet “Ci sono posti nella vita da visitare in solitudine… ci sono viaggi che solo tu puoi fare”].

E la vita ha deciso per me e mi ha salvato forse da una scelta sbagliata. Nemmeno quella volta sono partita. Ho optato, invece, per una posizione di insegnante d’italiano alla University of Sussex.

Ma quando il destino si é messo in testa un progetto per te, prima o poi te lo fa capitare sul tuo cammino, di nuovo. Questo me l’ha insegnato un altro libro che e’ sempre a portata di mano, sul comodino “L’Alchimista” di Paulo Coelho.

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Il 2012 é stato l’anno delle decisioni coraggiose. A febbraio l’azienda per la quale lavoravo comunica che il mio dipartimento verra’ spostato in India. Inizia un anno faticoso, un anno di lotta: voler rimanere aggrappati a quel lavoro, che ormai e’ logoro, non da’ piu’ soddisfazione. La vita d’ufficio e’ comoda, i tuoi colleghi di tanti anni, il classico orario da colletto bianco nine-to-five, week-end libero. Eppure…. eppure, sapere che quello non e’ il tuo lavoro, non e’ il tuo futuro, non e’ il tuo destino.

A dicembre arriva la consapevolezza e l’accettazione che forse il mio percorso in Inghilterra sta per terminare. I nove anni di vita inglese mi scorrono nelle vene, SONO ME, ma e’ ora di lasciare quella strada e imboccare un sentiero nuovo. E fa paura. Perche’ il sentiero e’ buio e non ci sono indicazioni, ma chissa’ perche’ ogni fibra del mio corpo sa che e’ quello giusto.

Il 2013 un anno di studio per conseguire l’abilitazione all’insegnamento. La Cambogia sembra sempre piu’ lontana. Passano i mesi e il coraggio di comprare quel biglietto e’ affogato nella paura, negli imprevisti, nelle prove della vita, nelle mille scuse che si accampano: l’anno di studio, poi la prima supplenza, poi la seconda, poi ci sono gli esami di maturita’. Un anno di soddisfazioni, di crescita professionale, un anno per intessere amicizie, leggere blog, ma

il coraggio dov’e’?

dove lo trovo?

dove si compra questo coraggio?

E allora a rileggere Terzani, per trovare la forza che non arriva fino a luglio 2014. Il 13 luglio mi trovo davanti al PC, basta un click e avrei il biglietto. Ho persino chiamato un’amica che mi aiutasse a comprarlo. La paura e il desiderio: due lati della stessa medaglia. Mi ci sono voluti 40 minuti e una doccia gelata prima di premere “procedi al pagamento”, ma ce l’ho fatta: il 31 luglio sono in partenza per Bangkok.

8 thoughts on “Sei anni per prepararsi a un viaggio

  1. Ciao! Io ho preso una certificazione in Inghilterra che si chiama CELTA. E’ una certificazione Cambridge valida in tutto il mondo. Poi ho preso l’abilitazione in Italia nel 2013 con il cosiddetto TFA.
    Per quanto riguarda il giro che ho fatto in Cambogia sono partita da Siem Reap per arrivare a Kep e poi tornare indietro. Segui il blog che presto arriveranno i post sulla Cambogia 🙂

      1. Ciao Frida, si ho il TFA per inglese. In Inghilterra facevo l’analista finanziario (full time) e l’insegnante d’italiano (part-time). Mi ammazzavo di lavoro praticamente 🙂

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